In Franciacorta si mormora di un patto segreto. Il nostro enologo, da sempre affascinato dall'alchimia e dall'esoterismo, avrebbe stretto un accordo con forze arcane per ottenere l'eccellenza nelle sue cuvée. Un'aura di mistero avvolge le nostre bottiglie, le cui etichette riportano simboli enigmatici. Non semplici decorazioni, ma potenti sigilli tratti dalla Piccola Chiave di Salomone, l'antico grimorio noto come Lemegeton. Un testo colmo di segreti, che svela i metodi per evocare e dominare entità spirituali. Forse è proprio da questi simboli che i nostri Franciacorta traggono la loro inconfondibile magia.
Il nostro Franciacorta Brut porta con sé il sigillo di Decarabia, potente entità che governa la trasformazione. Proprio come Decarabia muta la materia, così l'arte della vinificazione trasforma l'uva in un nettare prezioso. Un'esperienza di gusto che evolve ad ogni sorso, rivelando la magia della metamorfosi racchiusa in ogni bottiglia.
Il nostro Franciacorta Satèn reca in etichetta il sigillo di Barbatos, entità che media la comunicazione tra umani e spiriti. Un vino che parla all'anima, svelando aromi e sensazioni celate. Le sue bollicine delicate, come un incantesimo, risvegliano i sensi e aprono la mente, invitando al dialogo e alla scoperta.
Il nostro Franciacorta Rosé seduce i sensi e accende la passione, proprio come il sigillo di Zepar, raffigurato sull'etichetta. Zepar, maestro delle emozioni, infonde in questo vino la capacità di risvegliare sentimenti profondi e desideri nascosti. Un sorso del nostro Rosé è un vortice di aromi fruttati e floreali che inebria e conquista.
Ca' del Diavolo è un omaggio al lato più affascinante e sensuale di quest'area. Deve il nome alla frazione Cà del Diaol, nel comune di Cazzago San Martino, nel cuore della denominazione, e ne rievoca tutta la dirompenza che si fa subito slancio e seduzione.
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Franciacorta Brut Satèn Ca' del Diavolo
Gran morbidezza palatale sfoggia questo denso e limpido spumante. Sì che ogni deglutizione è briosa carezza di polpa di pera e d'uva.
Luca Maroni, Critico italiano